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Home / Guide / Come pulire ottone annerito in modo naturale​

Come pulire ottone annerito in modo naturale​

L’ottone ha quel calore che nessun altro metallo riesce a dare. È elegante quando brilla, rassicurante quando porta i segni del tempo. Ma quando scurisce troppo, quando l’annerimento copre i riflessi dorati, è normale chiedersi come riportarlo in vita senza usare prodotti aggressivi. La buona notizia è che farlo in modo naturale è possibile, spesso semplice, e nella maggior parte dei casi anche più delicato e rispettoso dell’oggetto. Qui trovi una guida completa, concreta e collaudata, pensata per chi vuole risolvere davvero il problema, senza tecnicismi inutili e senza sorprese sgradite.

Indice

  • 1 Capire l’ottone, l’annerimento e quando intervenire
  • 2 Prima valutazione: tipo di oggetto, finitura e precauzioni
  • 3 Preparazione dell’area di lavoro e materiali naturali utili
  • 4 Metodo delicato: acqua tiepida e sapone di Marsiglia
  • 5 Metodo al limone e sale per annerimenti leggeri
  • 6 Metodo all’aceto, sale e farina per annerimenti ostinati
  • 7 Metodo al bicarbonato per lucidare senza graffiare
  • 8 Ketchup e altri acidi dolci: quando hanno senso
  • 9 Zone difficili, incisioni e dettagli
  • 10 Asciugatura, lucidatura finale e protezione naturale
  • 11 Oggetti particolari: rubinetteria, strumenti musicali, maniglie e gioielli
  • 12 Macchie verdi, aloni e odori: come risolvere
  • 13 Manutenzione preventiva, routine e abitudini utili
  • 14 Errori comuni da evitare
  • 15 Dubbi ricorrenti e risposte pratiche
  • 16 Un esempio concreto, passo dopo passo
  • 17 Conclusioni: naturale è anche una questione di metodo

Capire l’ottone, l’annerimento e quando intervenire

L’ottone è una lega composta principalmente da rame e zinco. È robusto, lavorabile e, quando è lucido, ha quel tono caldo che lo rende protagonista in casa: maniglie, rubinetteria, lampade, cornici, strumenti musicali, piccoli accessori. Con il tempo, però, l’aria e l’umidità reagiscono con la superficie. Il risultato è l’ossidazione: una patina scura o a chiazze che spegne la lucentezza. A volte appare anche un verde tenue nelle zone più esposte o umide, dovuto ai sali del rame. Non è sporco nel senso stretto del termine, è una trasformazione naturale. Ma quanto è “troppo”? Dipende dall’uso e dal gusto. C’è chi ama una patina leggera, che racconta una storia. C’è chi preferisce una lucentezza pulita e uniforme. La prima domanda da porsi è questa: voglio riportarlo a nuovo o voglio solo ravvivarlo? La risposta guiderà l’intensità del trattamento.

Esiste un confine sottile tra patina e degrado. Se l’annerimento è uniforme e non crea polvere o macchie sulle dita, spesso basta una pulizia dolce. Se invece ci sono chiazze verdi friabili, aloni irregolari, zone appiccicose o annerimenti molto tenaci, serve un approccio più mirato. Sempre naturale, ma un po’ più incisivo. La cosa importante è procedere con gradualità. Prima delicato, poi, se necessario, più deciso. È sempre più facile aumentare la forza del trattamento che rimediare a un eccesso.

Prima valutazione: tipo di oggetto, finitura e precauzioni

Non tutti gli oggetti in ottone sono uguali. Alcuni sono in ottone massiccio. Altri sono semplicemente placcati, cioè hanno uno strato sottile di ottone su un metallo diverso. Ci sono oggetti con una vernice protettiva trasparente applicata in fabbrica, pensata per bloccare l’ossidazione. E poi ci sono le finiture “brunite” o “anticate” volute dal produttore, che sembrano annerimento ma in realtà sono trattamenti estetici. Capire con che cosa hai a che fare ti evita brutte sorprese.

Come orientarsi senza strumenti da laboratorio? L’osservazione aiuta. Se l’oggetto è pesante e il colore dell’ottone è visibile anche in punti nascosti, è probabile che sia ottone pieno. Se in aree consumate affiora un metallo più scuro o più chiaro, potrebbe essere placcato. In quel caso, qualsiasi azione abrasiva va ridotta al minimo, perché lo strato di ottone è sottile. Se la superficie sembra perfetta e lucida ma non mostra segni di ossidazione nonostante l’età, può esserci una vernice protettiva. Meglio allora limitarsi alla pulizia con acqua tiepida e sapone e fermarsi. Rimuovere una vernice richiede prodotti e passaggi che escono dal perimetro del “naturale”.

Un altro aspetto da considerare è la costruzione dell’oggetto. È un rubinetto montato su un lavandino in marmo? È una lampada con portalampade elettrici? Ha parti in legno, pelle, tessuto, vetro o pietre? Gli acidi naturali come limone e aceto puliscono l’ottone, ma possono rovinare marmi e superfici calcaree, ossidare acciai sensibili e danneggiare colle. In questi casi proteggi tutto ciò che non è ottone con nastro, pellicola o panni asciutti. E lavora con attenzione. Una goccia fuori posto su un top in marmo lascia un alone opaco in pochi secondi. Basta saperlo prima, per evitarlo facilmente.

Infine, fai una prova in un punto poco visibile. Una sezione interna, il retro di una maniglia, il bordo nascosto di una cornice. Applica il metodo scelto su un’area piccola e controlla il risultato. È il modo più semplice per capire la risposta del materiale e regolare il tiro.

Preparazione dell’area di lavoro e materiali naturali utili

Pulire bene è più facile se l’area di lavoro è pronta. Scegli un piano stabile, coprilo con vecchi giornali o con un telo che non temi di macchiare. Tieni a portata di mano un paio di panni morbidi in cotone o microfibra, una ciotola per le miscele, acqua tiepida, e, se possibile, acqua distillata per il risciacquo finale. L’acqua distillata evita le macchie di calcare. Non è obbligatoria, ma è un piccolo trucco che fa la differenza.

I materiali naturali davvero utili sono pochi e facili da trovare. Il sapone di Marsiglia puro, non profumato e senza additivi aggressivi. L’aceto di vino bianco o di mele. Il succo di limone. Il bicarbonato di sodio alimentare. Il sale fino. La farina bianca. Opzionali ma comodi: uno spazzolino a setole morbide, cotton fioc, alcuni stuzzicadenti in legno per i dettagli. Per la protezione finale, la cera d’api pura o una miscela di cera d’api e olio di jojoba. Se hai la pelle sensibile, indossa guanti leggeri. Anche i prodotti naturali, a contatto prolungato, possono irritare.

Metodo delicato: acqua tiepida e sapone di Marsiglia

Partire in modo dolce è sempre una buona idea. Spesso si scopre che l’ottone è solo coperto da grassi, polvere e residui che mascherano la lucentezza. In quelle situazioni l’ossidazione vera è poca e si rimuove quasi da sé.

Prepara una bacinella con acqua tiepida e sciogli una piccola quantità di sapone di Marsiglia grattugiato o in scaglie. Immergi il panno, strizzalo bene e inizia a passare la superficie con movimenti ampi e regolari. Non serve premere molto, serve costanza. Se incontri macchie più ostinate, lavora localmente con lo stesso panno o con uno spazzolino morbido. Le setole arrivano dove il tessuto non riesce, nelle incisioni, negli angoli, nei rilievi.

Risciacqua con acqua pulita, meglio se distillata, e asciuga subito. Asciugare è essenziale. Se l’acqua resta sulla superficie, lascia aloni e favorisce una nuova ossidazione. Appoggia l’oggetto su un panno asciutto e passalo con un secondo panno fino a togliere ogni traccia d’acqua. Già dopo questo passaggio molti ottone “anneriti” riprendono colore. Se vuoi spingere un po’ di più, passa a un metodo leggermente acido, come il limone e sale.

Metodo al limone e sale per annerimenti leggeri

Il limone è un classico. L’acido citrico naturale che contiene scioglie l’ossidazione superficiale senza aggredire troppo. Il sale aggiunge una micro-abrasione controllata. È un trucco che ho visto fare in cucina fin da bambino: mia nonna strofinava un mezzo limone spolverato di sale su un bricco in ottone e in pochi minuti tornava a risplendere.

Taglia un limone a metà. Spolvera la polpa con un velo di sale fino. Passalo sull’ottone annerito con movimenti circolari. Non serve insistere con forza, meglio lavorare con calma e rinnovare il sale quando si scioglie. Vedrai il succo scurirsi leggermente, segno che sta sciogliendo l’ossidazione. Procedi a zone per non far asciugare il succo sulla superficie. Finita la pulizia, risciacqua con cura con acqua tiepida e asciuga subito con un panno. Se l’oggetto non può essere sciacquato direttamente, togli i residui con un panno umido ben strizzato e poi con un panno asciutto.

Questo metodo è sicuro per la maggior parte degli ottone non verniciati e funziona molto bene su annerimenti leggeri o medio-leggeri. Se i segni sono più tenaci, passa a una pasta leggermente più strutturata.

Metodo all’aceto, sale e farina per annerimenti ostinati

La pasta di aceto, sale e farina è una ricetta antica e affidabile. L’aceto scioglie l’ossidazione, il sale la aiuta a staccarsi e la farina addensa la miscela, così resta dove serve e lavora in modo uniforme.

Prepara una tazza piccola di aceto di vino bianco, aggiungi un cucchiaino abbondante di sale fino e mescola finché si scioglie. Incorpora farina bianca poco alla volta, fino a ottenere una crema densa, spalmabile ma non liquida. Pensa a una consistenza simile allo yogurt greco. Stendi la pasta sull’ottone con un panno o con le dita guantate, coprendo tutta l’area annerita. Lasciala agire dai cinque ai dieci minuti. Non serve di più nella maggior parte dei casi. Se asciuga troppo in fretta, inumidiscila con una goccia di aceto.

Terminato il tempo, rimuovi la pasta con un panno umido, risciacqua con acqua tiepida e asciuga. Se restano aloni isolati, ripeti localmente con un tempo più breve. È un metodo sorprendentemente efficace anche su oggetti molto ossidati, ma richiede la stessa accortezza di sempre: prova in piccolo, proteggi ciò che non è ottone, non dimenticare l’asciugatura.

Metodo al bicarbonato per lucidare senza graffiare

Il bicarbonato di sodio è un alleato gentile. Non attacca chimicamente come gli acidi, ma aiuta a rimuovere i residui e a lucidare leggermente. È utile da solo, come finitura dopo un trattamento acido, o in combinazione con il limone per creare una schiuma leggera che porta via lo sporco.

Per usarlo da solo, prepara una pasta con bicarbonato e poca acqua, giusto quanto basta per ottenere una crema morbida. Stendila sull’ottone con un panno umido. Massaggia con movimenti circolari e uniformi. Il bicarbonato leviga la superficie e aiuta a cancellare le micro-macchie rimaste. Poi risciacqua e asciuga. Per un effetto più vivace, puoi sostituire l’acqua con succo di limone, ma in quel caso stai lavorando anche con un acido: usa la stessa attenzione del metodo al limone e sale e limita i tempi.

Un vantaggio del bicarbonato è che, usato correttamente, non lascia graffi visibili. Evita però di strofinare con troppa energia su ottone placcato: meno è meglio. L’obiettivo è lucidare, non “consumare”.

Ketchup e altri acidi dolci: quando hanno senso

Sembra uno scherzo, ma il ketchup funziona. Pomodoro e aceto sono debolmente acidi e sciolgono l’ossidazione leggera. È una soluzione da dispensa, utile quando non hai limone o aceto a portata o quando vuoi un’azione morbida e uniforme, perché il ketchup aderisce bene alle superfici verticali senza colare. Stendine uno strato sottile, lascialo agire per dieci minuti, rimuovi e risciacqua. Non aspettarti miracoli su ossidazioni ostinate, ma su un portacandele leggermente spento o su una maniglia non troppo compromessa, fa il suo dovere con dolcezza.

Altri acidi “dolci” casalinghi possono aiutare in casi leggeri: yogurt naturale, una miscela di acqua e un pizzico di acido citrico alimentare, perfino una fetta di pomodoro strofinata. Il principio è lo stesso: sciogliere l’ossidazione superficiale con delicatezza. Se hai oggetti con dettagli fini e vuoi evitare qualunque granello abrasivo, sono alternative da considerare.

Zone difficili, incisioni e dettagli

Gli intagli sono spesso i punti più scuri. Non per cattiveria, semplicemente perché lì si annida lo sporco e l’umidità resta più a lungo. La pulizia in profondità richiede pazienza e strumenti semplici. Uno spazzolino a setole morbide, ben inzuppato nella tua miscela, entra nelle scanalature senza rovinare i bordi. I cotton fioc aiutano a rifinire gli angoli, assorbendo il liquido in eccesso. Uno stuzzicadenti in legno, con la punta appena smussata, spinge via i residui più tenaci senza graffiare. Procedi con mano leggera e controlla spesso il risultato. Meglio due passaggi dolci che uno aggressivo.

Se l’oggetto ha parti che non vuoi pulire per mantenere una patina artistica, proteggile prima con un velo di cera d’api o con nastro carta. La cera respinge temporaneamente gli acidi leggeri e ti permette di lavorare vicino senza rischiare aloni indesiderati.

Asciugatura, lucidatura finale e protezione naturale

Dopo il risciacquo, l’asciugatura è lo spartiacque tra un lavoro ben fatto e uno che delude. L’acqua, soprattutto se ricca di calcare, lascia segni e incoraggia una nuova ossidazione. Tampona con un panno asciutto, poi passa a una lucidatura a secco con un secondo panno pulito, con movimenti ampi. La superficie tornerà liscia al tatto e il colore più intenso.

Se vuoi prolungare l’effetto e proteggere la brillantezza, applica una finitura naturale. La cera d’api è una scelta splendida. Ne basta pochissima. Scalda tra le dita una punta di cera, oppure scioglila a bagnomaria con pochissimo olio di jojoba per renderla più spalmabile. Stendila in strato sottile, quasi invisibile. Lascia riposare qualche minuto e lucida con un panno asciutto fino a farla “sparire”. La cera crea una barriera contro aria e umidità, rallenta l’ossidazione e rende più facile la manutenzione quotidiana. Non trasforma l’ottone in una superficie immune, ma allunga i tempi tra una pulizia e l’altra. Se preferisci non usare cere, anche un panno leggermente inumidito con olio di camelia o di jojoba può aiutare a dare un tocco finale, purché non esageri. L’olio in eccesso attira polvere. Meglio poco, ben steso.

Oggetti particolari: rubinetteria, strumenti musicali, maniglie e gioielli

Ogni categoria ha piccole accortezze che rendono la vita più semplice. La rubinetteria in ottone, ad esempio, spesso convive con superfici sensibili come marmo, pietra o legno. Proteggi sempre il piano di lavoro con panni e fai attenzione agli sgocciolamenti di acidi. Preferisci metodi rapidi, zona per zona, e risciacqua immediatamente. Evita di smontare parti idrauliche se non sei pratico. Una volta pulito, asciuga bene dopo ogni uso quotidiano: un gesto di pochi secondi che mantiene la lucentezza per mesi.

Gli strumenti musicali in ottone richiedono la massima delicatezza. Le finiture sono sottili, a volte verniciate. Qui il sapone di Marsiglia e l’acqua tiepida sono spesso l’unica strada sicura, con asciugatura immediata e una lucidatura a secco leggera. Se non sei sicuro della finitura, fermati al metodo più blando e, in caso di dubbio, chiedi a un liutaio o a un tecnico di fiati: un trattamento sbagliato può alterare non solo l’aspetto, ma anche la risposta dello strumento.

Le maniglie e le placche hanno spesso zone molto toccate dalle mani, quindi più grasse e annerite. Il limone e sale, seguito da un passaggio di bicarbonato, ridà vita in poco tempo. Ricorda solo di lavorare con la porta aperta o la finestra aperta, non per i vapori ma per avere luce e controllo migliore.

I gioielli in ottone possono avere pietre incollate o parti delicate. Evita ammolli prolungati. Usa cotton fioc con poco prodotto e limitati alla superficie metallica. Asciuga subito con panno morbido. Se noti un cambio di colore troppo veloce, può trattarsi di placcatura sottile: riduci la forza del trattamento e accetta una finitura meno brillante ma più sicura.

Macchie verdi, aloni e odori: come risolvere

Le macchie verdi, dette verdigris, sono composti del rame che si formano per reazione con umidità e acidi deboli. Non sono pericolose in sé, ma se restano a lungo possono penetrare di più. Un impacco di aceto e farina funziona bene: applica, lascia agire qualche minuto e rimuovi. Se l’area è piccola, anche il succo di limone applicato con un cotton fioc è efficace. Non serve grattare forte. La pazienza fa più della pressione.

Gli aloni dopo la pulizia dipendono spesso da residui non rimossi o da acqua calcarea. Qui l’acqua distillata nel risciacquo finale risolve. Un passaggio di panno leggermente inumidito con una soluzione di acqua distillata e un pizzico di bicarbonato neutralizza gli acidi rimasti. Poi asciuga con cura. L’odore di aceto, infine, svanisce facilmente con l’aria o con un breve passaggio di panno umido in sola acqua.

Manutenzione preventiva, routine e abitudini utili

La prevenzione è il segreto. Non serve mettersi in testa programmi rigidi. Bastano piccole abitudini. Asciugare le superfici in ottone dopo l’uso. Evitare di toccarle con mani unte. Rimuovere polvere e ditate con un panno asciutto una volta alla settimana. Se l’ambiente è umido, posizionare bustine assorbiumidità nei mobili dove si conservano oggetti in ottone. Se riponi piccoli pezzi, avvolgili in panni di cotone puliti, magari con un gessetto o un sacchettino di riso accanto per assorbire l’umidità residua. Sono gesti semplici che fanno una differenza sorprendente nel tempo.

Quando noti i primi segni di ossidazione, intervieni con il metodo più blando. È come togliere una macchia fresca dalla camicia: se aspetti, diventa più difficile. Una pulizia leggera ogni tanto mantiene la brillantezza senza dover ogni volta ricorrere a trattamenti intensi.

Errori comuni da evitare

È facile voler accelerare e usare strumenti o prodotti sbagliati. La lana d’acciaio e le spugne abrasive sono tra i principali colpevoli di graffi e finiture rovinate. All’inizio sembra che funzionino, perché la superficie “torna dorata”, ma in realtà creano micro-solchi che si vedono in controluce e che attirano una nuova ossidazione più veloce. Allo stesso modo, l’ammoniaca e i disincrostanti forti non sono amici dell’ottone. Agiscono in fretta ma alterano la lega e lasciano un aspetto spento.

Altro errore è lasciare a lungo impacchi acidi in ambienti caldi e secchi. L’acido che asciuga sulla superficie può creare aloni e richiede poi più lavoro per essere rimosso. Meglio lavorare per tempi brevi e controllati. E attenzione a non mescolare sostanze a caso. Un esempio per tutti: mai unire acidi e candeggina. È pericoloso per la salute, oltre che inutile per la pulizia dell’ottone.

Infine, non trasformare ogni ottone annerito in un progetto di “restauro totale”. Alcuni oggetti, specie quelli antichi, devono conservare una parte della loro patina. È il loro carattere, e spesso anche il loro valore. L’obiettivo è la pulizia, non la cancellazione della storia. La misura è la migliore alleata.

Dubbi ricorrenti e risposte pratiche

Capita spesso di chiedersi se un oggetto sia davvero in ottone o solo color ottone. Un indizio è il peso e la continuità del colore in graffi o bordi consumati. Se sotto appare un metallo bianco o grigio, probabilmente è placcato o è un altro metallo con finitura dorata. In quel caso, scegli esclusivamente i metodi più leggeri e riduci l’attrito meccanico al minimo. Meglio una lucentezza moderata che un danno irreversibile.

Un altro dubbio riguarda l’uso dell’aceto su superfici vicine. Funziona bene sull’ottone, ma su marmi e pietre calcaree crea opacità in un attimo. La soluzione non è rinunciare, è proteggere. Panni, nastro, lavoro puntuale. E se una goccia cade, tamponala subito con acqua e poi asciuga.

C’è poi la paura di “consumare” l’ottone. Con i metodi naturali indicati, usati con criterio, è molto difficile. A fare danni sono le abrasioni aggressive e le attese troppo lunghe di impacchi acidi. Mantieni i tempi brevi, risciacqua e asciuga. Procedi a piccoli passi e controlla spesso. Sarai sempre in sicurezza.

Qualcuno chiede se l’olio di oliva può andare bene per lucidare. È naturale, sì, ma tende a irrancidire e a trattenere polvere. Meglio oli stabili come jojoba o camelia, e in quantità minime. Oppure la cera d’api, che resta la scelta più efficace e pulita per la protezione.

Infine, come capire se c’è una vernice protettiva? L’ottone verniciato tende a ossidarsi molto meno in superficie e appare più “vetroso”. Se passi un panno con poco aceto diluito e non succede nulla, potrebbe essere verniciato. In quel caso, fermati al sapone di Marsiglia e all’acqua. Rimuovere la vernice non rientra in una pulizia naturale e, se fatto male, rovina la finitura.

Un esempio concreto, passo dopo passo

Immagina di avere un vecchio portacandele in ottone, scuro e spento, con piccole colate di cera. Inizia rimuovendo la cera con le dita o con uno stecchino di legno, lavorando a temperatura ambiente per evitare di rigare la superficie. Passa poi al lavaggio dolce con acqua tiepida e sapone di Marsiglia. Già qui uscirà molta polvere vecchia. Asciuga. Valuta il colore: se è ancora grigio-marrone, prepara mezzo limone con un velo di sale e strofinalo, zona per zona. Risciacqua, asciuga e osserva. Nelle zone più incise, usa lo spazzolino con la stessa miscela di limone. Se alcune macchie resistono, impiega la pasta di aceto, sale e farina solo su quelle aree, attendi pochi minuti e rimuovi. Risciacqua con acqua distillata, asciuga con cura e lucida a secco. Completa con un velo di cera d’api. Il risultato? Un ottone vivo, luminoso ma non finto, pronto a tornare protagonista sulla tavola.

Conclusioni: naturale è anche una questione di metodo

Pulire ottone annerito in modo naturale non è solo scegliere gli ingredienti giusti. È un atteggiamento. È partire con delicatezza, proteggere ciò che sta intorno, valutare con occhio attento, procedere per gradi, rispettare i tempi brevi di contatto, risciacquare e asciugare con cura. Gli strumenti sono semplici: limone, aceto, bicarbonato, sale, farina, sapone di Marsiglia, panni e pazienza. Funzionano davvero, e lo fanno senza odori invadenti né residui pesanti.

C’è anche un aspetto piacevole in tutto questo. Pulire un oggetto a mano, vedere emergere la lucentezza sotto il panno, scoprire dettagli che non ricordavi, è un piccolo rituale. Non serve trasformarlo in un lavoro estenuante. Bastano pochi accorgimenti ben fatti, e l’ottone ringrazia. Resterà più bello e più a lungo. E quando, tra qualche mese, noterai un lieve velo che torna, saprai già come affrontarlo. Con calma, naturalezza e gli stessi gesti, semplici e efficaci. Perché l’ottone ama la cura costante, non le imprese eroiche. E con gli alleati giusti dalla tua dispensa, mantenerlo splendente diventa quasi un piacere.

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Roberta Verga

Roberta Verga

Roberta Verga è un'appassionata di casa, lavori domestici e fai da te, con un particolare interesse per i rimedi naturali. Sul suo sito, condivide guide e consigli utili per migliorare la quotidianità domestica in modo sostenibile e naturale. Roberta è una sostenitrice dell'utilizzo di rimedi naturali per la cura della casa e per affrontare i piccoli problemi quotidiani.

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